Mark Hollis, lo strano caso del musicista: una morte senza spiegazioni nell’era dei social

hllisMark Hollis, un alieno anche in morte. Così come la sua carriera, dopo la fine dei Talk Talk, è proseguita dietro le quinte, sottotraccia, anche il decesso del musicista inglese è stato circondato da un muro di silenzio. Così mentre sui social proseguiva un’incessante pioggia di messaggi di cordoglio e di affetto, da parte dei colleghi musicisti, dei fan e anche degli ex-compagni dei Talk Talk (nella foto, quello del bassista Paul Webb), la notizia ufficiale della sua morte non è mai arrivata. Solo il manager si è lasciato sfuggire il riferimento ad un breve malattia senza specificare altro.

Nessun dispaccio d’agenzia, nessuna motivazione ufficiale sulle cause del decesso del sessantaquattrenne cantante di Tottenham, Londra. Né i familiari, né gli amici hanno voluto violare questa coltre di silenzio che ha avvolto l’imprevedibile epilogo di una vita speciale, vissuta sempre lontano dai riflettori, persino durante il periodo della massima fama, legata all’album It’s My Life e alle sue hit (title track e Such A Shame in testa).

Stride, nell’era del chiasso quotidiano da social network, questo assordante silenzio. Stride a tal punto che c’è chi, proprio in Rete, ha iniziato ad alimentare sospetti, perfino il suicidio. Ma sono i rischi che comportano scelte difficili e rigorose come questa. Chi ha amato i Talk Talk immagina già Hollis Living in another world, perso nel suo mondo speciale, come quello raccontato in uno dei suoi brani più spirituali, The Ascension Day. Una morte silenziosa e senza motivazioni ufficiali: la fine più anticonvenzionale per un (anti) divo del pop.

Mark Hollis, lo strano caso del musicista: una morte senza spiegazioni nell’era dei socialultima modifica: 2019-02-28T15:21:36+01:00da acristina30
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