La Pennetta è la regina di New York batte la Vinci nella finale italiana e si ritira

La giornata storica del tennis italiano è anche quella del ritiro di Flavia Pennetta campionessa degli US Open. «Vincere qui è il modo in cui mi piacerebbe dire addio a questo sport». La brindisina trionfa e lascia il tennis a fine stagione a 33 anni. Al suo fianco Roberta Vinci, l’altra finalista italiana dello Slam americano.

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Flavia ha vinto in due set: 7-6 (4) 6-2 con un lungo, commovente, abbraccio tra le due. Per l’occasione, una finale tutta azzurra come mai era accaduto, è arrivato da Roma con un volo di stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. In un Paese calciofilo per eccellenza, per una volta il tennis ha avuto la precedenza. Con Renzi c’erano il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi. Sei anni e tre mesi dopo il trionfo di Francesca Schiavone al Roland Garros il tennis italiano ha scritto un’altra pagina memorabile nello stadio più grande del mondo, davanti a 23mila persone.

Ad alzare la coppa degli US Open femminili, però, non c’era Serena Williams lanciata verso la conquista del Grande Slam, come tutti attendevano. «La finale tra le due tenniste azzurre agli US Open e la presenza di Renzi cadono – ha sottolineato Malagò – in una giornata particolarmente importante perché il 12 settembre è l’anniversario del record del mondo di Mennea, un altro pugliese illustre: viva la Puglia, viva l’Italia». Orgoglioso Binaghi: «Sono qui a nome di tutto il movimento con le più alte cariche dello stato per ringraziare Flavia e Roberta. Siamo venuti a conquistare New York battendo le più forti del mondo».

LITTLE ITALY
Una gioia immensa vedere lo stadio stracolmo e due giovani donne italiane a contendersi la gloria. Il trionfo è di Flavia, ma va diviso per due. Perché anche se non comparirà nell’albo doro, Roberta è entrata comunque nella storia: è lei che ha fermato il ciclone Serena. Il suo rovescio morbido come la seta ha disinnescato il cannone dell’americana. Per un giorno Little Italy si è dunque trasferita nello stadio intitolato ad Arthur Ashe, afroamericano che ha conosciuto la discriminazione come le migliaia di italiani che hanno cercato fortuna a New York ai tempi della grande immigrazione. Oggi sono di meno: secondo l’ultimo censimento, nell’attuale Little Italy, a sud di Manhattan, non c’è più un solo abitante nato in Italia. La partita l’abbiamo vissuto senza fare il tifo: come scegliere da che parte stare se in campo ci sono due meravigliose ragazze che ci hanno regalato un sogno? Già un derby è un match particolare, una sfida tra due amiche lo è ancor di più, specie se in palio c’è la gloria. Ha vinto chi ha retto meglio mentalmente e in questo la Vinci, dopo il miracolo di ieri contro Serena, era prosciugata di energie. Primo set al tie break, poi nel secondo Roberta ha mollato e Flavia è volata via.

L’ADDIO
La premiazione è stata un fiume di commozione. La frase di Flavia che annuncia il ritiro, come fece nel 2002 Sampras, è stata come un pugno allo stomaco. «Ora non ci voglio pensare. è un successo che voglio dividere con tutto il mio staff, il mio coach Salvador Navarro – ha detto Flavia – e ovviamente lo dedico ai miei genitori e a Fabio». In tribuna c’era papà Oronzo con il fidanzato Fognini, che la bridisina ha teneramente baciato salendo fino in tribuna. Il papà, quando ha sentito Flavia parlare di ritiro, ha detto: «Spero cambi idea». Nella storia del tennis femminile open è la più anziana vincitrice di uno Slam dopo Serena e la Navratilova. Dopo il lungo abbraccio Flavia e Roberta si sono sedute insieme, poi sono state chiamate sul palco per ricevere i trofei e la Vinci indicando la coppa, ha detto: «Questa è per me?». Ha perso, è vero, ma porterà nel cuore le emozioni vissute nelle ultime settimane. La sua non era stata una stagione positiva. A 32 anni è uscita dalle top 50: ora risalita alla 19esima posizione. Flavia e Roberta: due ragazze sul tetto del mondo.