Samantha tradita dallo spacco (e da Alessia)

Abbronzatissima e dimagrita, non poteva che scegliere un abito di quel calibro, Samantha de Grenet, per il suo intervento in studio, dopo l’eliminazione dall’Isola dei Famosi. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto: il vestito ha rivelato un po’ troppo e l’ex naufraga è stata attaccata da più fronti.

C_2_box_28909_upiFoto1F

Ed è prima di tutto la scalinata a tradire Samantha: l’abito bianco di Betta Guerreri, con particolare scollatura e uno spacco vertiginoso, trattenuto dalla mano per non cadere sui gradini, si è aperto un po’ troppo a favor di telecamere. E tra un bacio e l’altro ai presenti in studio, Samantha de Grenet scendendo ha mostrato le gambe toniche fin quasi all’inguine. Non che ce ne fosse bisogno, dopo tutte quelle settimane trascorse in bikini!
Alessia Marcuzzi e Vladimir Luxuria si sono poi divertite a punzecchiare la “Regina”, smascherando complotti, alleanze e finzioni. E non è mancato l’affondo della ex amica Nathalie Caldonazzo. Unica difesa di Samantha de Grenet è stata il suo essere spontanea, diretta, di pancia. Sarà stata la tattica giusta per uscire dal programma? L’ex naufraga ne è uscita piuttosto malconcia, ma i fan, si sa, perdonano tutto. E il suo mostrarsi in lacrime riabbracciando il figlio Brando ha riequilibrato la situazione.

Sesso, in aumento le ricostruzioni dell’organo maschile

italiansdoitbetter-H140119125914Sesso maschile, sono in aumento in Italia le ricostruzioni chirurgiche dell’organo e dei genitali esterni: sia quelle legate ad un intervento per la presenza di malformazioni che per una malattia.
«Un incremento – spiega Andrea Tasca, direttore dell’unità operativa di Urologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza al congresso della Società italiana di urologia a Firenze- dovuto soprattutto alla maggiore capacità di intercettare i casi. Parliamo anche di tumore che può essere affrontato con il bisturi e ricostruito. Ma la conoscenza della prevenzione è ancora bassa».  Un maschio su tre apprende le proprie conoscenze sulla disfunzione erettile dalla tv, giornali o internet, contro il 12% dei pazienti colpiti da ipertrofia prostatica che più spesso chiedono al medico o al farmacista. In entrambi i casi c’è un 10% di pazienti che non sa che oggi esistono terapie semplici e molto efficaci per la proroa malattia.  E’ quanto emerge dall’indagine condotta dal nuovo Osservatorio pianeta uomo promosso dalla Società italiana di urologia su 1000 over 40 per studiare l’impatto della disfunzione erettile e dell’ipertrofia prostatica benigna sulla qualità della vita.  La ricerca presentata a Firenze dimostra «come sia indispensabile – avverte Vincenzo Mirone, segretario generale della Siu – che questi argomenti vengano discussi in modo da fugare paure e dubbi, così da restituire la serenità all’uomo. E’ importante perciò che lo specialista diventi il tutor del paziente. Infatti, se i pazienti vengono seguiti e sostenuti dal medico, sono soddisfatti dell cure e non le abbandonano».

Uomini italiani insoddisfatti delle dimensioni: tra i “ritoccati”, uno su due è del Sud

remedios-contra-a-impotencia-sexual-1Il ‘maschio latino‘, un mito che non decade, specialmente nel sud Italia, dove c’è un vero e proprio identikit a caratterizzarlo: trentacinquenne, sposato, benestante, di buona cultura.   È nel Meridione d’Italia, infatti, che il mito del maschio latino sembra resistere, anche e soprattutto in camera da letto. Almeno è quanto risulta dal primo identikit ufficiale dell’uomo italiano che ricorre alla penoplastica per guadagnare centimetri sotto gli slip, sia in lunghezza che in diametro.  Una fotografia scattata analizzando i dati relativi a oltre 3 mila fra consultazioni e interventi chirurgici, raccolti dal 2003 al 2013 da Alessandro Littara, co-fondatore e responsabile del Centro di medicina sessuale di Milano, struttura di riferimento per il ‘sex design’, la chirurgia intima per lui e per lei.  Sabato 24 maggio lo specialista interverrà al XXXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, al via domani a Roma. «I dati che presenterò – spiega Littara all’Adnkronos Salute – permettono di disegnare per la prima volta nel nostro Paese l’identikit dell’uomo che si rivolge al chirurgo andrologo».  Un esercito in crescita costante, ricorda l’esperto che segnala un +20-25% annuo di richieste di ritocco, con una media di 300 operazioni all’anno. Da 20 a 30 al mese, a seconda dei periodi. Il ritratto del paziente-tipo non risparmia sorprese. Innanzitutto, anticipa Littara, «contrariamente a quando si crede il motivo principale della richiesta è puramente estetico solo nel 22% dei casi. Il 78% vive invece un disagio vero, più o meno grave» e «a volte immotivato, se si considerano soltanto i centimetri della ‘dotazione‘. Altre volte, pur senza arrivare al caso estremo del micropene, si osservano misure effettivamente inferiori allo standard maschile italiano (da 13 a 16 cm in erezione)».  Il secondo dato che stupisce è lo stato civile: «Non si tratta affatto di ‘Don Giovannì impuniti. Il 67% dei pazienti è sposato o convive da tempo, solo il 33% è single. Il 75% è eterosessuale». 
L’età più rappresentata in ambulatorio «va dai 35 ai 45 anni (40% delle richieste) – riporta Littara – Seguono 25-35enni (30%) e 45-55enni (22%), e aumentano i 55-70enni (5%). Il 55% è diplomato, il 30% laureato e il 15% ha finito la scuola dell’obbligo. Il 27% è commerciante, il 24% libero professionista, il 23% imprenditore e il 13% impiegato. In coda operai (7%), artigiani (4%) e studenti (2%)».  Infine, la provenienza: «Dal Centro Italia il 20%, dal Nord il 30% e dal Sud e Isole circa il 50%». La metà. «Forse per motivi culturali – ragiona l’esperto – per una particolare importanza data al concetto di virilità», per l’idea che anche la ‘taglià conta e parecchio.  L’ipotesi sembra confermata dai motivi delle richieste. «Gli uomini del Nord sono più preoccupati di mostrarsi agli amici», mentre a crucciare quelli del Sud sono «soprattutto i rapporti con l’altro sesso». C’è la voglia di stupire, o perlomeno di non sfigurare. Ma che si tratti di ‘sindrome dello spogliatoio‘ o di ansia da prestazione, il comune denominatore è il disagio psicologico che in 8 casi su 10 serpeggia tra gli uomini che ricorrono al bisturi per le parti intime.  Se «nel 45% dei casi è vissuto in forma lieve (uomini insoddisfatti, ma che comunque hanno avuto diverse partner, sono sposati o conviventi con figli) – puntualizza Littara – nel 35% il disagio è più serio: uomini che nella vita hanno avuto uno solo o pochi partner, e che in palestra o a calcetto si imbarazzano al punto di fare la doccia in mutande. Nel 20% dei casi, poi, il problema è grave: paura o rifiuto di mostrarsi nudo, isolamento sociale, apparente disinteresse per il sesso».  A far scattare il senso di inadeguatezza c’è il più delle volte un’esperienza di vita vissuta: «Il commento sarcastico di una partner occasionale, la derisione degli amici, il confronto con i pari, un’aggressività sessuale vera o presunta della partner», che viene vista con il dito puntato a giudicare. «Certo è che nella pratica – conclude il chirurgo – le persone con il pene piccolo hanno meno partner sessuali. Sono più fedeli», per scelta o per necessità.