“Nozze a 9 anni per le bambine, 12 per i maschietti”: bufera sull’autorità islamica, poi tutto rimosso

Il matrimonio evita l’adulterio e può essere contratto appena si entra nell’età della pubertà, già dai 9 anni per le donne e dai 12 anni per gli uomini. È polemica in Turchia per questa interpretazione pubblicata in un glossario online dei termini islamici dalla Direzione per gli affari religiosi (Diyanet), massima autorità musulmana nel Paese.

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La voce, ora rimossa, ha provocato una bufera politica, spingendo il principale partito di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan, il socialdemocratico Chp, a chiedere l’apertura di un’inchiesta. Sui social network, molti utenti hanno inoltre espresso il proprio sdegno, chiedendo anche la chiusura della Diyanet. L’istituzione, già coinvolta in polemiche simili in passato, ha successivamente precisato di non approvare le ‘spose bambine’.

Furbetti del cartellino a Piacenza, ‘sesso con una squillo minorenne nell’auto del Comune’

Le immagini delle telecamere nascoste incastrano i ‘furbetti del cartellino’ del Comune di Piacenza, 50 dipendenti indagati su 631 addetti del Municipio, nell’inchiesta condotta dalla Polizia Municipale e dalla Guardia di Finanza che ha svelato non solo episodi di timbrature multiple e continuative fatte da dipendenti compiacenti per permettere ai colleghi di svignarsela ma addirittura il caso di un lavoratore che avrebbe consumato rapporti sessuali con una prostituta minorenne durante l’orario di lavoro e con l’auto di servizio.

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Sono circa 550 le pagine dell’ordinanza legata all’indagine della Guardia di Finanza e della Polizia municipale. I ‘furbetti del cartellinò andavano in palestra e a fare la spesa. Qualcuno non si presentava neppure in ufficio o invitava un’amica a pranzo facendosi pagare gli straordinari. C’era anche chi effettuava consegne con un camioncino comunale. Dei 50 indagati, 39 hanno l’obbligo di firma, 10 sono a piede libero, mentre, per il dipendente che ha usato l’auto di servizio per consumare rapporti sessuali, sono scattati gli arresti domiciliari con l’accusa di prostituzione minorile e di violenza sessuale.
A disincentivare i 50 dipendenti non è riuscito neanche il decreto Madia che, in altre città d’Italia (tra cui Bologna per il caso all’Istituto regionale dei beni culturali) ha portato al licenziamento dei trasgressori. Ora, oltre al processo penale, i 50 rischiano seriamente il posto di lavoro, una situazione che rischia di esporre a rischio paralisi l’attività dell’ente, come paventato ieri dal sindaco uscente Paolo Dosi. I reati ipotizzati vanno dal falso alla truffa, al peculato.
L’indagine è partita alla fine dell’anno scorso da segnalazioni di cittadini. Sempre a Piacenza, intanto, salgono a quatto gli arresti operati dalla Guardia di finanza in seguito a un’altra indagine, sempre coordinata dalla Procura della Repubblica, volta a far luce su alcuni appalti del Comune di Piacenza. A finire ai domiciliari tre dipendenti comunali addetti al settore Manutenzione e il titolare di un’azienda legata a un appalto.