Toto Schillaci non la cita nel libro, showgirl ed ex fidanzata gli chiede dieci milioni

La showgirl e modella di Pescara, Simona Mattioli, ex fidanzata del campione di calcio Totò Schillaci, mette nero su bianco e presenta un ricorso contro il suo ex, chiedendogli dieci milioni di euro di risarcimento danni. Una storia finita da circa cinque anni tra i due, ma che proprio allo scadere della prescrizione dei crediti di lavoro, ecco che arriva il ricorso al giudice del di Pescara. E si, perché proprio di una causa di lavoro si tratta, anche se piuttosto particolare e singolare, se vogliamo.

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Al centro della vicenda, naturalmente dopo la rottura del fidanzamento, ci sarebbe il libro che Schillaci ha scritto. “Il gol è tutto”, un testo autobiografico in cui Schillaci racconta la sua vita tra povertà e successo nei difficili quartieri popolari di Palermo. Amori, successi, calcio, mafia e via discorrendo, dove però la bella showgirl non ha trovato spazio: per lei neppure un rigo nonostante il loro lungo rapporto sentimentale, noto alle cronache mondane e televisive. E così la modella, attraverso il proprio legale, Luca Di Carlo, ha deciso di fare le sue rivendicazioni lavorative.  Se non sono mai stata citata nel libro vuol dire che il nostro non era un rapporto sentimentale, ma soltanto lavorativo, questo in sintesi il pensiero della donna di spettacolo che vuole dunque dal suo ex… datore di lavoro, tutti gli stipendi e il trattamento di fine rapporto che non ha mai percepito. Come se fosse stata, per tutti quegli anni, la segretaria particolare e a tempo pieno del calciatore. E in più, da qui la cifra astronomica per un semplice rapporto di lavoro, in più la perdita di contratti lavorativi: dal cinema, alla televisione, alle sfilate. Insomma quel libro diventa la prova principale per questa singolare rivendicazione lavorativa. La Mattioli, per portare avanti questa sua battaglia legale, si è affidata ad un noto avvocato, Luca Di Carlo, conosciuto anche con lo pseudonimo di “Avvocato del diavolo”.  Legale di star internazionali come Ilona Staller, in arte “Cicciolina”, Micheal Jackson, Rod Stewart e legato artisticamente a Pamela Anderson, Snoop Dog, Lady Gaga e molti altri. E’ stata la stessa Mattioli a diffondere la notizia di questa causa di lavoro intentata contro l’ex capocannoniere ai Mondiali di calcio del ’90 ed ex naufrago nel programma televisivo l’Isola dei famosi. Ed essendo residente a Pescara, la Mattioli ha scelto il tribunale adriatico per trattare il ricorso.

Alessandra Canale fa causa alla Rai per mobbing: “Non ho nemmeno il camerino”

bigben1246-alessandracanale-rai-uno-19xxLa ‘signorina Buonasera’ fa causa alla Rai. L’accusa è quella di mobbing, poiché al suo ritorno al lavoro alla casa madre non le hanno fatto “trovato nemmeno il camerino per truccarsi”. Alessandra Canale è in rotta con la rete nazionale ed ha citato i vertici Rai per non essere diventata un “monumento storico della Rai” come avvenuto ad altre annunciatrici come lei che possono ancora “vantare notorietà con inviti a programmi, serate ed eventi”.  L’allontanamento dal grande schermo e dall’opinione pubblica avrebbe provocato una sindrome depressiva che avrebbe poi spinto Alessandra Pimpinella, il nome all’anagrafe, ad agire legalmente contro chi l’ha resa celebre. “Mi hanno fatto scomparire dal teleschermo, mi sono sentita emarginata”, spiega la Canale che attraverso i suoi legali avrebbe chiesto 1,2 milioni di euro di risarcimento.  Riparte quindi un confronto già avviato negli anni scorsi. Nel 2010 la Cassazione stabilì che la Canale dovesse essere reintegrata nelle mansioni di annunciatrice. Ma la promessa non è stata mantenuta in toto. La Canale lavora solamente due ore il mercoledì tra le dieci e mezzogiorno. Delusione anche per aver perso la sua postazione fissa l’amato camerino dove un tempo si truccava prima di andare in video.

“Foto porno a nome mio”, la modella argentina Belen Rodriguez fa causa a Google e Yahoo

Maria-Belen-Rodriguez-Ahora-TENDENCIA_CLAIMA20140521_0025_27-300x169In Argentina è scoppiata la polemica dopo che Maria Belen Rodriguez, celebre modella sudamericana e omonima della nostra soubrette, ha deciso di fare causa ai colossi dei motori di ricerca Google e Yahoo.   Il motivo? Sente che la sua immagine sia fortemente danneggiata, perchè se si scrive il suo nome e cognome nel motore di ricerca, i risultati sono collegati quasi esclusivamente a foto hot e siti porno, immagini, dunque, non collegate alla sua carriera.  “Hanno rovinato la mia vita e dover spiegare tutti i giorni che non sono una prostituta è diventato davvero difficile”, commenta la modella in un servizio sulla CNN.  Tutto è iniziato nel 2006, mentre nel 2010 il caso è stato chiuso, con i giudici che hanno stabilito una somma di risarcimento che i due motori di ricerca hanno dovuto sborsare: 6200 dollari, poco meno di 5.000 dollari. Ora però il caso è arrivato alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, che dovrà dire la sua sulla vicenda nelle prossime settimane.

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Pupo e il presunto flirt con la D’Urso: Barbara perde la causa in tribunale

19277639_barbara-urso-si-decurta-lo-stipendio-per-la-crisi-mediaset-intanto-pupo-la-invita-fare-pace-0Una causa che aveva appassionato lo showbiz italiano è terminata: Pupo ha sconfitto Barbara D’Urso in tribunale. La sentenza è della prima sezione civile del tribunale di Roma, il giudice è Silvia Albano. La causa civile tra D’Urso Maria Carmela detta Barbara e Ghinazzi Enzo detto Pupo, è destinata a fare giurisprudenza.  Come è noto, la D’Urso aveva chiesto a Pupo il risarcimento danni per diffamazione perchè lamentava l’offesa di alcune dichiarazioni rilasciate dallo showman nel corso di un’intervista in diretta telefonica a Sky Sport 24 il 22 agosto 2010. Il contesto era il fatto che una sua canzone «La storia di noi due» era stata usata come sottofondo di un divertente spot televisivo di Sky di grande successo, con alcuni giocatori, tra cui Cassano e Vucinic, che apparivano prima in forma e poi imbruttiti e ingrassati.  Nell’intervista a Sky, Pupo aveva dichiarato, tra il serio e il faceto, che quel brano lo aveva scritto nel 1981 e lo aveva dedicato «ad una grande donna di Mediaset che fa la conduttrice e con cui ho avuto un flirt: Barbara D’Urso. Io l’ho scritta, parole e musica, per lei, è stato un momento in cui le ho dedicato questa canzone e questa è la prima volta che lo dico, ma è così. Quando l’ho scritta Barbara era come Cassano vero, ora è Cassano finto».  Ascoltando quelle dichiarazioni la D’Urso era andata su tutte le furie, aveva lamentato che l’intervista aveva dato luogo a diversi articoli di gossip ed aveva danneggiato gravemente la propria reputazione e riservatezza. Inoltre, in un’altra intervista, Pupo, accusato di ineleganza per aver parlato della vecchia storia d’amore, si era difeso osservando che «da noi in campagna è più inelegante mettersi sul trespolo a sparare giudizi snob e spocchiosi senza informarsi piuttosto che rischiare di essere fraintesi». E aveva velonosamente preannunciato che forse fra 30 anni «io, abbastanza vecchietto, ma anche la D’Urso, come un Cassano e un Vucinic finti, racconteremo il nostro dolcissimo flirt e le perfette regole degli amanti».  Peggio che andar di notte: la D’Urso si era infuriata ancora di più, aveva parlato di dichiarazioni gravemente offensive del suo onore e decoro e aveva chiesto a Pupo 50.000 euro di risarcimento. Perdipiù, in un’intervista a Vanity Fair, la presentatrice aveva smentito la storia con Pupo liquidandola con una battuta feroce: «Sì come no, e in quel periodo stavo anche con Bombolo e Alvaro Vitali» rimpiangendo di aver chiamato anni prima Pupo a fare l’inviato del reality «La Fattoria», da lei condotto.  Il giudice Silvia Albano ha messo fine alla questione: «la dichiarazione relativa all’esistenza di una breve relazione tra i due non può avere alcun contenuto diffamatorio o lesivo dell’onore dell’attrice perchè la stessa nel medesimo contesto viene definita una grande donna tanto che ha ispirato la sua canzone d’amore. Nè può ritenersi che abbia carattere gratuitamente offensivo l’allusione al Cassano vero e al Cassano finto, trattandosi di un inoffensivo scherzoso paragone con il tema della trasmissione sportiva. E il diritto alla riservatezza invocato dalla presentatrice? La D’Urso, osserva il giudice, è personaggio pubblico, Pupo non ha rivelato aspetti intimi ma solo l’esistenza di un flirt che avrebbe ispirato l’attività artistica del cantante. E, osserva il giudice, »riveste senz’altro interesse, per un certo pubblico, conoscere il soggetto che ha ispirato la composizione artistica«.  La D’Urso non è riuscita ad aver ragione neanche sostenendo l’inesistenza del flirt o la circostanza che nel 1981 aveva una relazione stabile con un altro uomo. »Circostanze -osserva il giudice- che non possono essere prese in considerazione«. La domanda viene perciò dichiarata inammissibile e rigettata e la D’Urso condannata al pagamento di 4.000 euro di spese. E Pupo? Non commenta ma fa sapere di aver mandato nei giorni scorsi gli auguri di buon compleanno alla D’Urso che le ha risposto con 3 girasoli.