Quando la moglie è malata

abbandono, coppia, malattia, matrimonio, Separazioni e Divorzi, coppiaseparazioneLa formula “…prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,…” è una delle formule cardine del “contratto” matrimoniale, ma naturalmente quando la si pronuncia si pensa sempre che questa eventualità, se non impossibile, sia almeno molto in là nel tempo. Quando però capita che una malattia grave coinvolga la coppia in età ancora giovane non tutte riescono a sopravvivere all’evento. Le ricerche indicano che, di fronte alla malattia, molte coppie finiscono e che sono le donne ad essere maggiormente vittime di abbandono quando si ammalano. La malattia cambia lo scenario di coppia e investe molto a livello emozionale, non tutti sono in gradi di reagire in modo positivo a questi cambiamenti. La reazione più sana è quella che instaura un circolo virtuoso di attenzioni che vanno dal partner sano a quello malato e viceversa. Si viene a instaurare un processo di interazione adattiva e di mutuo sostegno tra i due coniugi che tende a sviluppare un senso di unità e a costruire modalità di risposte equilibrate alla situazione critica. Dalla malattia, in questo caso, la coppia può uscire rinsaldata aumentando la propria intimità e capacità gestionale.
Naturalmente di fronte ad un evento negativo ognuno reagisce in modo differente, c’è chi si dispera, chi piange, chi si chiude in un “guscio” e chi scappa. Sembra che quando è la moglie ad essere malata l’ultima reazione sia quella più tipica per l’uomo.
Le donne hanno culturalmente e storicamente sviluppato il ruolo di “accuditrici”, mentre per molti uomini questo ruolo è difficile e il doverlo assumere crea estremo disagio. Negli ultimi tempi anche se si è affetti da una grave patologia l’ospedalizzazione è ridotta. Molto spesso i pazienti vengono dimessi ed hanno bisogno di molte cure. Questo richiede uno sforzo emozionale molto sostenuto. Per le donne è più semplice poiché esse hanno l’abitudine di crearsi un substrato affettivo sostenitivo tramite le amicizie o la famiglia. Per l’uomo, invece, in genere questo sostegno è più difficile da richiedere e ottenere. Questo li porta a non riuscire a sopportare il peso della malattia e scappare di fronte alla situazione. L’uomo in genere si affida alla propria moglie per ottenere conforto e supporto. Quando questa è malata lui è più facile che percepisca un forte isolamento.
Altre volte invece, la paura di essere abbandonato può, in modo perverso, giocare un ruolo nella decisione dell’uomo di lasciare la coppia. Gli uomini tendono ad essere meno resilienti emotivamente rispetto alle donne, e lasciando la moglie prima della morte cercano in qualche modo una strategia per soffrire di meno.
Sono soprattutto le coppie più giovani a subire le conseguenze negative di una malattia.
La malattia del coniuge non è sempre facile da affrontare. Soprattutto gli uomini dovrebbero pensare, in una situazione del genere, di affidarsi magari ad un terapeuta per riuscire ad affrontare in modo più sano il problema.

Alle volte abbiamo bisogno di dimenticare per tornare a ricordare

La memoria è una capacità importante per la nostra vita e sopravvivenza. Ci permette di imparare o di lavorare, non può esistere alcun tipo di azione o condotta senza memoria. Attraverso la memoria si stabilisce una connessione tra il passato e il presente. Per questo è molto importante anche per la nostra identità. Attraverso la memoria e il rapporto tra il passato e il presente si costruisce il senso dell’identità. Attraverso di essa ci possiamo riconoscere dinamicamente anche se cambiamo con il tempo. La nostra identità può diventare un flusso dinamico nel tempo.
Alle volte però rimaniamo imprigionati nella memoria e non riusciamo più ad andare avanti. Questo accade molto spesso quando finisce un amore. In questi casi sarebbe bene dimenticare per tornare a ricordare. Dimenticare però non come cancellare totalmente, come accadeva nel film “Se mi lasci ti cancello”, ma nel senso di mettere quei ricordi da una parte. Tenerli in secondo piano per far spazio al presente. Nel post “Dimenticare l’ex” trovate alcuni suggerimenti su come ricrearsi una vita dopo la fine di un amore.
Ci sono molte occasioni anche nella vita quotidiana in cui è utile dimenticare. Immaginate ad esempio di avere un nuovo numero di cellulare, non è assolutamente utile ricordare il vecchio numero quando vi chiedono il numero di telefono. In quel caso dovete dimenticare per poter immagazzinare nuova informazione. Lo stesso esempio si può fare con il parcheggio. Ricordare dove ho parcheggiato la macchina oggi è una informazione rilevante, ma non è affatto utile, anzi può essere confusivo, ricordare dove l’ho parcheggiata ieri o l’altro ieri. Dobbiamo essere in grado dunque di aggiornare la nostra memoria così possiamo ricordare e pensare alle cose che sono rilevanti in questo momento per la nostra vita.
Se continuiamo invece a guardarci solo indietro non riusciremo mai a vedere cosa accade davanti a noi. Se non pensiamo al presente immaginare il futuro è impossibile.
La forza del dimenticare implica la forza di schiacciare pensieri ed elementi spiacevoli e dannosi e di richiamare al loro posto quelli utili che ci aiutano a costruirci anziché distruggerci. Imparare a dimenticare è altrettanto importante e funzionale dell’imparare a ricordare.
Se riusciamo a mettere da parte certi ricordi che ci bloccano, possiamo tornare a crearci nuovi ricordi che daranno meno potenza a quelli vecchi.
È bene dimenticare per rispettarsi e tornare a vivere la propria vita nel presente, che è l’unica vita che possiamo vivere.

Sindrome del Cuore Spezzato

Quando finisce un amore, soprattutto in modo improvviso e poco chiaro, ci si sente spezzare il cuore. Sembra che in casi simili la metafora usata da tutti possa rivelarsi come una realtà. La Sindrome del cuore spezzato è un disturbo causato da shock emotivi forti sia negativi, come una brutta notizia, un lutto o la fine di un amore, sia positivi, come la vittoria alla lotteria, che presenta gli stessi sintomi di un attacco cardiaco, ma senza le stesse conseguenze fisiche come l’ostruzione delle arterie e i danni muscolari. Fondamentalmente, ciò che provoca l’attacco è un improvviso squilibrio di ormoni e adrenalina, che blocca la funzionalità cardiaca. Il disturbo fu individuato per la prima volta in Giappone nel 1990, quando fu dimostrato che uno shock improvviso o un immediato stress emotivo può causare al cuore sintomi simili a un infarto ma senza danni permanenti e a livello medico viene infatti chiamata “cardiomiopatia di Takotsubo”. Rispetto all’infarto vero e proprio questo ha una prognosi migliore e meno recidiva. Ma la cosa più caratteristica è che più di due terzi degli attacchi siano stati preceduti da forti stress fisici ed emotivi, come notizie molto brutte o seri problemi sentimentali ed accadono tra la primavera è l’estate, al contrario dell’infarto vero e proprio.
Le cause di tale tipo di cardiopatia ancora non sono chiare. Secondo alcuni sarebbe una forma di attacco di cuore che “abortisce”, cioè che inizia a dare sintomi ma poi non si concretizza. Altri sostengono che la sindrome non ha nulla a che fare con le arterie coronariche ed è semplicemente un problema del muscolo cardiaco. È pur vero che però l’innesco è fortemente connesso allo stress psicologico provocato da forti livelli emozionali. Gli stress emotivi, soprattutto quelli negativi, sono spesso seguiti dall’adozione di stili di vita non sani adottati per ‘distrarsi’ dalla sofferenza. È molto frequente la tendenza a lasciarsi andare, o voler ‘stordirsi’ attraverso sostanze come all’alcol o droghe. Questi comportamenti hanno effetti deleteri sulla salute.
Sembra che le donne siano quelle più soggette a questa patologia soprattutto dopo la menopausa.
Per affrontare la situazione è bene capire che il problema dipende molto dal nostro vissuto emotivo. È su quello che bisogna andare a lavorare per riuscire ad elaborare lo shock in modo positivo. Un blocco emotivo può essere deleterio e creare un blocco fisico, come in questa cardiopatia, o vitale. Le emozioni vanno lasciate fluire, vanno vissute ma poi lasciate andare elaborandole. Se il peso di un amore spezzato diventa troppo pesante da portare, vi sentite schiacciati e non riuscite ad andare avanti allora è il caso che cerchiate un aiuto psicologico che vi permetta di elaborare le vostre emozioni e tornare a vivere più serenamente. Sopravvivere ad una perdita si può anche se questa ci spezza il cuore.

Quanto devo scendere a compromessi per salvare la mia relazione?

Quando si inizia una relazione si pensa di aver trovato la persona ideale quella che perfettamente si adatta a noi e alle nostre aspettative, che ci completi in tutto e per tutto. Si tende a dimenticare che di fronte a noi c’è una persona e non un ideale. Ogni individuo è unico quindi è impossibile trovare un altro individuo che sia uguale a noi. All’inizio della relazione poi quando tutto è idealizzato è facile avere un pensiero poco funzionale che ci fa ragionare così: “Devo assolutamente fare tutto quanto è in mio possesso per far durare la relazione, anche mettere da parte me stessa”. Questo è un pensiero nobile, ma molto pericoloso per la tua individualità. Naturalmente il mantenere viva e sana una relazione richiede tutto il nostro impegno e la nostra attenzione in modo costante, ma questo non vuol dire che per la relazione si debba rinunciare a tutto, anche a sé stessi. La relazione è al tuo servizio, per crescere, per aumentare la tua qualità di vita, e non il contrario. Quindi il pensiero più funzionale dovrebbe essere: “È bene che io mi impegni per far sì che questa relazione duri, ma questo non vuol dire che devo rinunciare a me stessa”.
Un minimo di compromesso è indispensabile in ogni relazione. Ogni buon rapporto dovrebbe essere in grado di far affermare entrambe i partner per quello che sono in realtà. Dovrebbe inoltre permettere a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze insieme all’altro e non a scapito dell’altro. Quindi, una relazione sana, non chiede ad un partner di cambiare in modo profondo e significativo per andare incontro alle esclusive esigenze dell’altro. Ciò che rende sana una relazione è la capacità di collaborare e venirsi incontro in modo reciproco. Ma mai che uno dei due metta da parte i propri bisogni per l’altro. In amore non si deve obbligatoriamente fare tutto incondizionatamente per l’altro, ma solo quello che si può.
Il succo del discorso è questo: piccoli compromessi sono naturali e inevitabili, ma attenzione a non rinunciare troppo di ciò che è importante per te e per il tuo benessere. Un rapporto che funziona dovrebbe aiutare entrambe i partner ad affermare quello che sono già non farli diventare altri.