Concerto Vasco, ragazze in topless e reggiseno ballano “Rewind”: i video sui social

Parte “Rewind” e il ritornello “Fammi vedere, fammi godere”, e le ragazze del pubblico si scatenano. Momento hot durante il mega concerto di Vasco Rossi a Modena con le sue fan in delirio che si sono spogliate rimandendo in reggiseno e molte addirittura in topless.

fan-di-vasco-rossi-al-concerto-2-716253

Le immagini sono state trasmessa anche in diretta Rai. Un successo incredibile che ha scatenato la trasgressione di diverse fan, alcune con reggiseno con tanto di scritta “Fammi godere”.
Un vero e proprio Flash Mob organizzato dalla gruppo di Vasco Rossi. Sono stati infatti venduti come gadget i reggiseni bianchi che stanno spuntando su tutti i social. Le ragazze li hanno indossati durante la celebre canzone Rewind, molte di loro se lo sono slacciato restando in topless.
ASCOLTI, OLTRE 5,5 MLN PER VASCO ROSSI SU RAI 1 ROMA Straordinario successo per la trasmissione in diretta dedicata al concerto di Vasco Rossi andato in onda ieri sera su Rai1: lo spettacolo condotto da Paolo Bonolis ha totalizzato il 36,14 di share con 5 milioni 633 mila spettatori medi. Dopo la mezzanotte il concerto di Modena Park ha avuto una media del 44.8 di share con 4 milioni 739 mila spettatori.

David Guetta e Justin Bieber nel paradiso degli angeli di Victoria’s Secret

La superstar globale Justin Bieber e David Guetta, uno dei dj più ambiti al mondo, insieme per un nuovo singolo per l’estate 2017. L’inedito duo ha intitolato la canzone “2U”, in radio da qualche giorno, e la novità non è tanto nel brano, ma nel video. Nella clip infatti Guetta e Bieber hanno fatto “cantare” la canzone agli Angeli di “Victoria’s Secret”, le modelle divenute famose in tutto il mondo.

C_2_fotogallery_3012774_9_image (1)

La particolarità del brano, un mix riuscitissimo tra musica elettronica, beat urban e la particolarissima voce di Justin Bieber, è che i due non si sono mai incontrati per registrare il brano, come ha detto Guetta: “Justin ha una voce unica e io ho la massima ammirazione per il suo talento ma anche per le sue scelte. Ci conosciamo e ci intendiamo bene…2U è un’incredibile fusione di emozioni, energia con una grande melodia combinata a dei suoni davvero cool”.
David Guetta tornerà in Italia per una unica e imperdibile data prevista per il 28 luglio 2017 a Piazzola sul Brenta (PD), in occasione del Postepay Sound Festival che si terrà all’Anfiteatro Camerini.

Shakira: “Non vado in pensione grazie a Piqué”

Negli ultimi anni Shakira era un po’ sparita dal panorama musicale, ma dopo due figli è tornata con il nuovo disco “El Dorado”. A “Vanity Fair” la cantante ha spiegato il perché di questo silenzio: “Mi è venuto il terrore del palcoscenico, volevo mollare tutto”. A rimetterla in piedi il compagno Gerard Piqué e la consapevolezza che “oggi fare la madre è il mio vero lavoro, la musica è diventata il mio hobby”.

Shakira

“In passato sfornare una canzone dietro l’altra era un dovere, ma l’idea di rinchiudermi in un bunker per chissà quanto tempo mi terrorizzava. Ho visto la luce in fondo al tunnel nel momento in cui mi sono detta che non avrei fatto un album intero” ha raccontato “La musica è diventata il mio hobby e per questo riesco a farla in modo rilassato. Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere, io che lavoro da quando avevo 14 anni”.
In un momento di crisi aveva pensato anche di abbandonare tutto, ma grazie al compagno (il calciatore Gerard Piqué) è tornata a cantare: “Mi ha detto chiaro e tondo che non mi avrebbe permesso di andare in pensione. Aveva ragione, ero solo spaventata, anzi terrorizzata”.
A darle sostegno anche il padre William, che l’ha incoraggiata fin da bambina: “Fui cacciata dal coro della scuola perché l’insegnante diceva che sembravo una capra. Fu mio padre a dirmi di continuare a cantare. ‘La tua voce è bellissima, un giorno se ne accorgeranno tutti!’. Mi ha insegnato tanto sul valore della perseveranza, la caparbietà a volte ti fa arrivare più lontano del talento”.

David Bowie morto, addio all’uomo delle stelle. Il ritratto di Claudio Fabretti

È uscito di scena nel modo più spettacolare, quello che forse sognava, sicuramente quello che il suo genio visionario meritava. Al culmine della (ritrovata) popolarità, dopo aver appena pubblicato un album splendido, il suo migliore da diversi anni, di nome “Blackstar”. Un disco colmo di intuizioni musicali e di presagi inquietanti. David Bowie, il Duca Bianco, l’uomo delle stelle, l’alieno caduto sulla Terra, il fuoriclasse trasformista del rock mondiale saluta il mondo mentre il suo testamento musicale è appena uscito nei negozi (l’8 gennaio, proprio nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno).

88368_q_oct03_david-bowie_kate-moss_01_122_253lo1

L’annuncio è arrivato direttamente dal profilo Facebook del grande artista inglese e conferma è successivamente arrivata su Twitter dal figlio Duncan Jones, regista di sicuro talento che saprà tenere alto il nome del padre. Classe 1947, David Bowie lottava da 18 mesi una dura battaglia contro il cancro. Proprio mentre era alle prese con la malattia, ha registrato le canzoni – e i video, magnifici e disturbanti – di “Blackstar”. Un album il cui titolo, secondo il volere dell’autore, non andrebbe scritto ma solo illustrato grazie al disegno di una stella nera.  Accompagnato da un drappello di straordinari musicisti jazz, Bowie aveva ancora una volta spiazzato tutti, con un lavoro fatto di grandi orchestrazioni e arrangiamenti elettronici, di avant jazz e drum’n’bass: sette brani lunghi, addirittura di 10 minuti nel caso della traccia che dà il titolo al disco: una vera e propria suite, vicina al prog-rock, praticamente tre canzoni in una, con tanto di intermezzo soul, suggellata da un canto solenne, vicino a quello del suo maestro Scott Walker. Emozionava davvero ritrovare David al culmine dell’ispirazione, tra nuove allucinazioni scandite da ritmi robotici (“Girl Loves Me”), temerarie incursioni al confine col noise-rock (la scurissima “Lazarus”) o il drum’n’bass (“Sue”), struggenti ballate che riesumavano le atmosfere torbide e vellutate degli anni d’oro (“Dollar Days”, “I Can’t Give Everything Away”).  “Blackstar” è stata l’ultima prodezza di un artista che non ha mai smesso di stupire, neanche negli anni del suo (apparente) declino. Come spiegare, altrimenti, la magia di brani come “Loving The Alien” o “Absolute Beginners”, usciti nel pieno della crisi d’ispirazione degli anni Ottanta?  David Bowie è stato uno, nessuno e centomila. Un genio mutante, pervaso dall’incessante ansia di percorrere e precorrere i tempi: “Time may change me, but I can’t trace time” (“Changes”, 1971) è sempre stato il suo credo. Ma il trasformismo è stata solo la più appariscente tra le arti di questo indecifrabile dandy caduto sulla Terra, incarnazione di tutte le fascinazioni e contraddizioni del rock e, in definitiva, della stessa società occidentale. Nessuno come lui ha saputo mettere a nudo i cliché della stardom, il rapporto morboso, ma anche ipocrita, tra idoli e fan, il falso mito della sincerità del rocker, l’assurdità della pretesa distinzione tra arte e commercio. Bowie è stato anche uno dei primissimi musicisti a concepire il rock come “arte globale” (pop-art?), aprendolo alle contaminazioni con il teatro, il music-hall, il mimo, la danza, il cinema, il fumetto, le arti visive. Con lui è scomparso ogni confine tra cultura “alta” e “bassa”. Perché – secondo una sua stessa felice definizione – “è insieme Nijinsky e Woolworth”. È grazie ai suoi show che il palcoscenico del rock si è vestito di scenografie apocalittiche, di un’estetica decadente e futurista al contempo, retaggio di filosofie letterarie e cinematografiche, ma anche dell’arte di strada dei mimi e dei clown. E in ambito musicale la sua impronta è stata fondamentale nell’evoluzione di generi disparati come glam-rock, punk, new wave, synth-pop, dark-gothic, neo-soul, dance, per stessa ammissione di molti dei loro esponenti di punta. Ma il suo charme da dandy conturbante non è sfuggito neanche al cinema, che lo ha ritratto in una galleria multiforme di personaggi, dall’ufficiale inglese di “Furyo” (“Merry Christmas Mr. Lawrence”) all’improbabile sovrano di “Labyrinth”.  Esploso nel 1969 con la ballata spaziale di “Space Oddity”, ispirata dal leggendario “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, Bowie ha trovato il suo primo filone d’oro nel glam, nell’epopea dei dudes, i neo-fricchettoni degli anni 70 che stavano trasformando gli ormai vetusti raduni eco-pacifisti dei loro cugini hippie in uno sfrenato festival del kitsch. “Rock’n’roll col rossetto”, l’avrebbe ribattezzato scherzosamente John Lennon, che proprio insieme a Bowie firmerà “Fame”. Nascono così capolavori come “Hunky Dory”, trascinato dalla sempiterna “Life On Mars?”, “Ziggy Stardust”, monumentale concept-album ispirato all’alieno dai capelli color carota e dalla sessualità ambigua, e “Aladdin Sane”, il disco della saetta multicolore dipinta in viso, una raffinata dissertazione sui paradossi della fama e sull’alienazione della società occidentale.  Poi è stato il tempo di Berlino, ideale “tela” dello psicodramma curativo del Duca Bianco (“E’ stata la mia clinica”, ricorderà, dopo i terribili anni degli eccessi chimici nell’inferno di Los Angeles), ma anche metafora del suo senso di angoscia e smarrimento. Nella città tedesca, ancora lacerata dal Muro, è nata la trilogia espressionista concepita con Brian Eno (“Low”-“Heroes”-“Lodger”), che ha mutato per sempre i codici genetici del rock, aprendo la strada alla new wave più glaciale ed elettronica.  Sarebbe già bastato tanto, per incorniciare una carriera stellare. Ma poi sono arrivati negli anni altri colpi memorabili, da “Scary Monsters” (con l’altra allucinazione elettronica di “Ashes To Ahes” immortalata dal leggendario clown del videoclip) alla svolta patinata e discotecara di “Let’s Dance”, dalla riscossa degli anni 90 di lavori spiazzanti come “Earthling” e “Outside” alla inaspettata vena creativa di questi anni Dieci: prima il nostalgico “The Next Day”, poi l’ultima meraviglia di “Blackstar”, testamento definitivo della sua arte sconfinata.  Per il rock è una perdita incolmabile. Ma se è vero, come scrivono Fred Frith e Howard Howe nel saggio “Art Into Pop”, che “Bowie è una tela nera sulla quale la gente scrive i propri sogni”, non resterà che chiudere gli occhi per continuare a vivere sospesi per sempre nella sua polvere di stelle.

“Adele ha copiato la sua ‘Million years ago’ dalla canzone di un cantante curdo”

“Adele ci ha rubato la canzone”. A lanciare il guanto di sfida alla superstar della musica internazionale è una utente turca Esra Nur Aydogan che vuole difendere il brano del suo connazionale Ahmet Kaya. “La sua ‘Million years ago’ è uguale ad ‘Acilara Tutunmak'”. Ha scritto su twitter la donna.

thumb_45724

La canzone in questione è in lingua curda ed è originaria del 1989, un anno dopo la nascita di Adele.Un testo di protesta contro il governo alle prese con la guerra contro il popolo curdo che gli costò l’esilio. Nel 2000 il cantante morì. Ma il suo ricordo è ancora vivo tra i suoi fan che ora reclamano l’autenticità del brano. A prendere posizione però è la vedova di Kaya, la signora Kaya Gülten, che in qualche modo ha difeso la star britannica. “Non credo che una persona in cima al mondo abbasserebbe a fare una cosa del genere. Ma se lo ha fatto consapevolmente, allora questo sarebbe il furto”.

Fedez in versione ‘meccanico’ si cuce la bocca: “Dire ciò che pensi non conviene, non parlo più”

Bocca cucita per Fedez in versione meccanico di Buccinasco, come appare per gioco nelle foto di Vanity Fair, che gli dedica la copertina del numero in edicola da mercoledì 9 dicembre, vigilia della finale di X Factor. “Avrei un lavoro normale, umile come umile è la realtà da cui provengo”, dice nell’intervista a Malcom Pagani. “Ho avuto tantissimo c., e so che la fortuna potrebbe esaurirsi da un momento all’altro. La paura di sparire all’improvviso esiste e io mi preparo.

20151208_112789_fedez_vanity_fair

Cerco di accettare nella maniera più sana possibile il mio declino inevitabile. Io so da dove vengo e so dove posso tornare”. Fedez per Vanity Fair posa con la nonna Luciana, “che ancora vive nelle case popolari al Giambellino”, e racconta le sue origini: “Vivevamo in una casa modestissima presa con il mutuo da mio padre. Faceva l’orefice. Con la crisi dell’oro, nel 2001, perse tutto. Il lavoro e anche la sapienza da artigiano, affinata per anni. Si è riciclato come magazziniere. Mia madre invece gestiva l’archivistica di una multinazionale. Scartoffie, documenti, 1.500 euro di stipendio”.  Non per questo accarezza la retorica degli umili natali: “Buccinasco non è il Bronx, e sa essere molto borghese… Non mi è mai mancato niente e non mi hanno neanche mai sparato a una gamba… Qui da noi, in Italia, nessuno può vantare le biografie dei rapper americani ed è stato triste ascoltare storie familiari di sofferenza che poi abbiamo scoperto essere completamente false”.  Poi, riguardo al M5S, dice: “Mi dà fastidio quando vengo dipinto come un fanatico che si ucciderebbe per loro… Le mie aspettative nei confronti della politica sono basse e il M5S è la migliore tra le pessime proposte sul terreno. Finché non c’è un condannato per mafia nelle loro fila, continuo a preferirli al resto della truppa…”.  “Non ambisco a essere un intellettuale, ma in Italia non esiste intellettuale che non sia un grande bluff”, prosegue Fedez. E aggiunge: “Faccio musica, ho 26 anni, non dirigo un ateneo, parlo nella lingua che si parla oggi e mi prendo dei rischi. Qualcuno pensa che abbia una particolare convenienza? Che punti a stimolare i peggiori istinti? Non posso farci niente, ma è totalmente falso. Dire quello che veramente pensi non conviene mai. Per i pareri su Napolitano o Gasparri ho avuto e continuo ad avere casini serissimi… Infatti mi sono tranquillizzato. Non voglio problemi. Non dico più niente”.

Laura Pausini, stella a Miami con il premio Lo Nuestro alla carriera

Laura Pausini ha ritirato a Miami il premio Lo Nuestro alla carriera, riconoscimento internazionale che ogni anno viene assegnato ai più importanti esponenti della musica latina. Laura si era guadagnata anche altre 3 nomination: Pop-Album, Pop-Artista Donna e Tropical-Colaboriacion per “Se fuè”. “Dedico il premio a mio babbo.

C_4_foto_1293024_image

Devo tutto a lui, ai suoi consigli – ha commentato lei -, ai suoi insegnamenti, amante della musica e non del successo”.”Io volevo essere come lui, una cantante di piano bar (possibilmente in Romagna cosi’ la notte potevo tornare a dormire a casa). E non importa davvero se invece che in un ristorante oggi io posso viaggiare per il mondo. Quello che importa davvero è che io ho realizzato il mio sogno: io sono una cantante”, ha dichiarato sui social la cantante.
L’artista romagnola si era già aggiudicata un Lo Nuestro nel 1995, a soli 2 anni dalla vittoria al Festival di Sanremo, come Miglior artista pop emergente, ricevendo poi altre due statuette, nel 2006 e nel 2010 sempre come Artista Femminile Pop dell’anno.
Prima di arrivare a Miami, Laura si è esibita per la prima volta nella carriera in Australia a Melbourne e a Sydney e in Russia a Mosca, davanti a migliaia di fan che hanno cantato con lei i suoi più grandi successi.

Milano, scoppia la “Gaga mania”. Fan in delirio per il concerto di Lady Gaga: albergo assediato

20141104_82591_mpf20141104la3I fan sono tutti in delirio per Lady Gaga, questa sera in concerto al Forum di Assago per la tappa del suo tour “ArtRave: The ArtPop Ball”.Si tratta dell’unico evento in Italia per la star del pop mondiale. Ci sarà il tutto esaurito e già nella giornata odierna è salita la temperatura tra il grande pubblico della metropoli lombarda. L’hotel Park Hyatt è stato letteralemente assediato da chi non vuole perdersi nemmeno un secondo dell’approdo in terra italiana di Lady Gaga.  Nel frattempo la popstar ha trovato il tempo di ringraziare due amiche, Donatella e Allegra Versace.
“Mi hanno mandato un albero-borsa – ha spiegato su Instagram – Queste belle donne di classe, mi sento così fortunata a conoscerle, hanno reso il mio soggiorno a Milano perfetto come sempre, da buone amiche. La loro amicizia è il dono reale. 4 borse e 3 alberi di fiori. Una roba di cui sono fatti i sogni d’infanzia delle bambine. Le adorerò e amerò”.

Biagio Antonacci, vacanze con Paola per i dieci anni d’amore

C_4_articolo_2061591__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageDal 2004 Biagio Antonacci fa coppia fissa con la compagna Paola Cardinale e per festeggiare i dieci anni d’amore i due si sono concessi una vacanza da piccioncini a Formentera. In acqua e in riva al mare, non si sono staccati un attimo lasciandosi andare a baci e coccole sotto il sole.

C_4_articolo_2061591__ImageGallery__imageGalleryItem_5_imageUna carica di relax e tenerezze prima del lavoro per il cantautore, che in autunno partirà con il suo tour “L’amore comporta”.Antonacci è innamoratissimo della sua Paola e in molti vorrebbero vederli convolare a giuste nozze. Sulla questione il cantautore non si sbilancia, anche se in un’intervista a Vanity Fair aveva ammesso che “sposarsi è un tale gesto di coraggio che, almeno una volta nella vita, bisogna provarci”.
Paola (37 anni) e Biagio (50) sono molto amici di un’altra coppia vip che ha appena compiuto il grande passo: Eros Ramazzotti e Marica Pellegrinelli. Che la voglia si nozze abbia finalmente contagiato anche i due eterni fidanzati?

Lady Gaga gira mora e in reggiseno per le vie del centro di New York

20140613_71947_lady_gaga2-199x300Capelli raccolti, reggiseno in vista, coperta solo da un velo. Lady Gaga si è tolta la parrucca riccia e nera e si è presentata al naturale. La popstar ama stupire e questa volta lo fa non tanto per il nude look, quanto per la scelta di girare per le vie di New York con l’inseparabile cagnolina Asia senza trucco e con un’acconciatura che la fa sembrare più grande dei suoi 28 anni. Davvero irriconoscibile.