Gli alimenti per celiaci: i consigli per un acquisto sicuro dei cibi senza glutine

Prodotti dietoterapeutici per diabete e intolleranza alimentareOrmai sono in vendita in quasi tutti i supermercati, ma bisogna essere sicuri dell’ acquisto dei cibi adatti ai celiaci che, per chi soffre di questa intolleranza, dovrebbe dire addio a pane, pasta e pizza a base di frumento, segale, orzo, avena e kamut che contengono il glutine, una proteina che danneggia l’ organismo di chi è intollerante. Per fortuna, l’ industria alimentare, grazie a tecnologie mirate, oggi offre un’ ampia scelta di prodotti “gluten free” in farmacia e al supermercato.alimentazione celiachia, alimentazione celiaci, alimentazione intolleranze alimentari, alimentazione senza glutine, intolleranza al glutine, intolleranze alimentari, prodotti per celiachia, prodotti per celiaci.alimentazione celiachia, alimenti celiaci, celiachia, cura celiachia, diagnosi celiachia, sintomi celiachia, test celiachia. Questi alimenti sono un po’ più cari degli altri, ma in caso di celiachia te li paga lo Stato. Basta che ti rivolga alla tua Asl munita di certificato che attesti la tua malattia. Ti verrà rilasciata l’ autorizzazione a ricevere buoni gratuiti fino a un valore di 90 euro al mese (140 euro per gli uomini) da utilizzare in farmacia e al supermercato.Gli alimenti per celiaci erogati dall’ Asl sono riconoscibili dal logo verde del Ministero della Salute che ne controlla la sicurezza; entro il 2012 questa certificazione sarà uniformata in tutta Europa. Rientrano in questa categoria, però, solo i cibi sostitutivi indispensabili, come pane e pasta privati di glutine, la cui presenza non deve superare i 20 ppm (parti per milione, corrispondenti a 20 mg/kg).Per il resto, c’è ampia scelta di prodotti specifici per celiaci, dai piatti pronti al gelato, dalla pizza al panettone. Basta leggere le etichette. Puoi trovare varie diciture, da “contiene solo tracce di glutine” a “minima presenza di glutine”, ma i cibi sicuri al 100% riportano la scritta “senza glutine”.Una sicurezza in più la dà il marchi barrata rilasciato dall’ Aic e dalle sue consorelle europee, utile anche per escludere l’eventualità di contaminazioni da glutine nei processi di lavorazione. Ciascuna associazione per le verifiche segue modalità diverse: quelle dell’ Aic sono le più rigorose e dal 2011 verranno estese a livello europeo.L’elenco dei cibi certificati Aic si trovano sul sito www.celachia.it. Sul fronte dei sapori, invece, c’è ancora qualche difficoltà. Renderli più appetitosi è la sfida in cui è impegnata ora l’industria alimentare.Celiachia. Sintomi, diagnosi, test, alimenti per celiaci Solo una persona su dieci sa di essere celiaco (intollerante al glutine). La celiachia è una patologia sempre più diffusa in Italia. E’ una malattia subdola perché molto spesso non diagnosticata. I sintomi della celiachia sono infatti generici e imprecisi, possono essere riferiti a molti fattori e solo in un secondo tempo si pensa alla celiachia. Secondo le stime in Italia sarebbero circa 400 mila le persone affette da celiachia, eppure solo a pochissimi, addirittura uno su dieci, sarebbe stata diagnosticata. Per quanto diffusa, la celiachia è certamente sottostimata. La celiachia è una intolleranza permanente al glutine (una sostanza proteica presente in avena, orzo, segale e frumento) che, una volta introdotta, provoca una reazione tossica nell’ intestino per cui i cibi ingeriti non vengono più assimilati. Gli alimenti non digeriti possono portare a un’infiammazione cronica della mucosa che può provocare diarrea, vomito, mancanza di appetito, gonfiore addominale, arresto della crescita (di qui l’ importanza di diagnosticarla con tempestività nei bambini) e perdita di peso.DAI SINTOMI ALLA DIAGNOSINon sempre la celiachia si presenta in modo chiaro. Un tipo di celiachia, definita silente, è pressoché asintomatica (cioè priva di sintomi). Ugualmente subdola è la forma definita atipica che ha sintomi diversi e prevalentemente non riferibili all’ intestino, come ad esempio l’ anemia o la dermatite erpetiforme. La celiachia che gli studiosi definiscono tipica, però, ha una sintomatologia ben identificabile: arresto della crescita (nei bambini dopo lo svezzamento), diarrea, debolezza, perdita di peso, gonfiore addominale e turbe dell’ umore. In presenza di uno o più di questi disturbi è sempre bene sentire lo specialista ed effettuare il test. Vi sono casi, infine, in cui i sintomi sono un po’ meno specifici come disturbi allo stomaco, facilità alle fratture, crampi muscolari e ferite alla bocca.QUANDO SI MANIFESTA LA CELIACHIAIn teoria l’ intolleranza al glutine può manifestarsi a qualsiasi età anche se è più frequente nella prima infanzia, quando si introducono nell’ alimentazione, con lo svezzamento, alimenti a base di glutine. Capita però che la celiachia insorga anche dopo un trauma, un incidente, un’ operazione chirurgica o un periodo di grande stress emotivo. La dinamica, in questo caso, non è chiara nemmeno agli specialisti e va da sé che la diagnosi diventa ancora più difficile perché i sintomi possono essere mal interpretati. Per questo è bene imparare a individuare determinati segnali da riferire tempestivamente allo specialista che potrebbe verificarli e decidere se è il caso o meno di fare il test per individuare l’ intolleranza. Ci sono alcune categorie di individui che sarebbe bene si sottoponessero al test. In particolare: chi ha una familiarità con il disturbo, ovvero ha parenti prossimi che soffrono di celiachia, i bambini che hanno una crescita rallentata e tutti coloro che presentano sintomi riferibili alla malattia. La percentuale di trasmissione della celiachia tra i parenti di primo grado non supera il 20%. E’ difficile quindi parlare di vera e propria ereditarietà piuttosto, gli specialisti, sono concordi nel ritenere vi sia una certa predisposizione familiare. In particolare la malattia si associa a degli antigeni del complesso maggiore di istocompatibiità (HLA).TEST PER L’ INTOLLERANZA AL GLUTINEInizialmente, per togliersi il dubbio, si possono eseguire accertamenti meno invasivi come ad esempio un semplice esame del sangue che ricerchi però degli anticorpi specifici: gli AGA, anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG e gli EMA, anticorpi antiendomisio di classe IgA. ). Nel primo caso si indaga sulla glandina, una delle proteine che costituiscono il glutine, nel secondo sull’ endomiso, un costituente dei tessuti. Va detto che i due test, se presi singolarmente, non danno risultati certi. Può capitare infatti di trovare anticorpi alla gliandina anche in persone non affette da celiachia. Quando però entrambi i test concordano sul risultato (positivo o negativo) è certo si possa confermare, nel primo caso, o escludere, nel secondo, la diagnosi di celiachia. Recentissimo, il test sugli Anti-transglutaminasi che dosa gli anticorpi di classe IgA. Per arrivare però a una diagnosi definitiva, in genere lo specialista consiglia di eseguire una biopsia intestinale, prelevando un frammento di tessuto sul quale eseguire l’esame istologico onde verificare se i villi sono stati danneggiati.CONSEGUENZE DELLA CELIACHIALa celiachia è da considerarsi una malattia importante soprattutto per i bambini piccoli perché ne rallenta la crescita e lo sviluppo. Anche nelle persone adulte, però, il cattivo o parziale assorbimento delle sostanze nutritive può portare ad altre complicanze. In particolare :- Osteoporosi: perché assorbire poco calcio può indebolire la struttura ossea- Calcolosi renale: dovuta alla perdita di calcio e grassi- Anemia: per la carenza di ferro, vitamine e minerali- Convulsioni o epilessia : perché si assorbono pochi folati il che favorisce la formazione di depositi di calcio cerebrali- Aborti: ve ne è una maggiore incidenza data dalla carenza di folati- Problemi alla tiroide: chi è affetto da celiachia è tre volte più soggetto a soffrire di affezioni tiroideeLA CURA PER LA CELIACHIA: LA DIETA SENZA GLUTINEIl problema della celiachia è innanzitutto diagnosticarla. A questo punto basta adottare una dieta priva di glutine per vedere scomparire totalmente i sintomi. Non solo, anche la mucosa intestinale, lentamente, torna alla normalità. Inizialmente, però, per correggere le carenze alimentari, lo specialista può prescrivere integratori alimentari a base di vitamine e minerali. Anche una volta raggiunto un buono stato di salute, però, è bene rispettare i divieti in materia alimentare perché dosi anche minime di glutine possono scatenare l’ immediata insorgenza dei sintomi. Dalla malattia, infatti, per il momento non si guarisce. Non è indispensabile però rinunciare a vita a dolci, caramelle, creme, pizza e pasta, in commercio, infatti, si possono trovare molti prodotti di questo tipo adatti ai celiaci. Tra l’altro, molti, si possono ritirare gratuitamente in farmacia perché sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. In questo caso il tetto di spesa viene calcolato in base al fabbisogno calorico individuale. UNA SPERANZA PER IL FUTUROLa ricerca, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante, in particolare gli scienziati sono riusciti ad identificare la parte di glutine indigesta ai celiaci. Adesso tutti gli sforzi sono concentrati a trovare un enzima capace di scomporre proprio questo frammento di glutine. In futuro potrebbe quindi essere messo in commercio un farmaco da assumere quando si mangia qualche alimento proibito. Un’altra bella notizia arriva dall’Australia: gli studiosi hanno scoperto una proteina in grado di sollecitare la risposta immunitaria dell’ organismo. Adesso lavorano allo studio di un vaccino preventivo.ALIMENTI AMMESSI E ALIMENTI DA EVITARE PER I CELIACIVi sono alimenti ad alto contenuto di glutine e quindi da considerarsi tossici che devono assolutamente essere banditi dalla dieta, altri che ne contengono una minima quantità e sono da ritenersi percentualmente rischiosi e infine alcuni che si possono mangiare tranquillamente. Ci sono gesti che compiamo meccanicamente senza pensare alle conseguenze. Inghiottire una pillola ad esempio, può essere dannoso. Capsule e compresse, infatti, possono contenere amido. Massima attenzione deve anche essere posta in cucina. Vietato riutilizzare l’olio per friggere (potrebbe essere stato contaminato da cibi infarinati o impanati), vietato utilizzare la stessa macchinetta del caffè per preparare quello d’orzo. Attenzione, infine, ai prodotti commerciali confezionati, spesso addizionati con emulsionanti o addensanti a base di cereali.In particolare semaforo rosso (alimenti vietati) per:farine di orzo, avena, segale e frumento; pasta; pane; pizza, focaccia, fette biscottare cracker e grissini; biscotti, torte confezionate, snack e merendine; pasta fresca, ravioli e gnocchi; yogurt ai cereali o al malto; creme (besciamella, crema pasticcera ecc.) a base di farina; alimenti impanati; minestroni già pronti con cereali; birra; caffè d’orzo o segale; whisky, gin e wodka.Semaforo giallo (aliementi pericolosi) per: panna montata, budini, purè istantaneo, yogurt alla frutta, formaggi fusi e sottilette, insaccati, marmellate, nutella e cioccolata, gelati già confezionati, dadi, caramelle e gomme da masticare, maionese, senape e salsa di soia, oli di semi vari.Semaforo verde (alimenti consentiti) per: riso, pasta speciale senza glutine, semolino di riso, farina di miglio, soia, mais, riso, castagne, ceci e tapioca, carne, pesce, pollame, polenta, uova, latte e formaggi, tutti i tipi di verdura, tutti i tipi di frutta fresca, legumi, frutta secca e sciroppata, bevande gassate (aranciata, coca, chinotto), caffè e Tè, liquori (grappa, rum ecc. ad esclusione di quelli già citati sopra negli alimenti vietati e pericolosi), vini, spumanti e champagne, gelati e sorbetti fatti in casa, torte, dolci e biscotti fatti in casa con le farine permesse, zucchero e miele, budini preparati in casa, burro, oli di oliva, mais, vinaccioli, soia, riso, girasole e arachide.(Tratto da Naturalia Domus- SEZIONE MANGIAR SANO articolo a cura di Silvia Lucchi – B&P Editori Free Press – www.bp-editori.it)

In aumento il consumo di cibi senza glutine .Prodotti dietoterapeutici per diabete e intolleranza alimentare

Sono ormai diventati una moda i cibi senza glutine, quelli usati da chi è affetto da celiachia, soprattutto oltreoceano, persino la famosa conduttrice americana Oprah Winfrey ha seguito per qualche tempo una dieta cui il glutine era abolito, ormai i cibi senza glutine li trovi ovunque, dal supermercato, all’autogrill, nel negozietto sotto casa. Sembra che siano diventati indispensabili, è anche vero che il numero dei celiaci continua ad aumentare, negli anni ottanta ne soffriva un italiano su mille, oggi uno su cento. Non è ancora del tutto chiaro il motivo.celiachia, cibi senza glutine, dimagrire, glutine, glutine dimagrire, prodotti senza glutine. La celiachia è un insieme di tanti fattori, per esempio, mangiamo grani molto più ricchi di glutine (il fattoro proteico che scatena la celiachia) di quanto facessero i nostri nonni e bisnonni. Si ricorre spesso alle farine di “forza”, molto ricche di glutine, perchè sono le più adatte alla lievitazione rapida del pane. Ma sono ipotesi non ancora confermate da ricerche scientifiche approfondite.Il problema è che si crede che con i cibi senza glutine si possa dimagrire, la parola dieta fa venire in mente la perdita di peso. I prodotti senza glutine in realtà non sono meno calorici degli altri, alcuni anzi lo sono leggermente di più. Il pane fresco senza glutine in genere contiene più grassi, perchè l’impasto somiglia più a quello di un dolce che a quello del pane.Tra i sostenitori dei cibi senza glutine ci sono anche gli allergici ad altre sostanze, in effetti, è vero che il glutine può far sì che l’intestino per la funzione di barriera, lasciando che molti composti entrino in modo incontrollato nel flusso del sangue: se si è predisposti, l’organismo può rispondere con una reazione allergica. Ma rinunciare al glutine non aiuta a ridurre altre allergie alimentari (uova, fragole, ecc.).Eppure, c’è chi, pur non avendo problemi di salute, giura di sentirsi meglio e più in forma con i cibi senza glutine. Ci sono anche atleti professionisti che scelgono i cereali privi di glutine (come il riso o il mais) perchè li considerano meno pesanti da digerire. Ma in realtà non ci sono prove scientifiche che evidenziano dei reali migliorameni delle performance sportive legati a una dieta senza glutine.

Rimedi naturali per la cura di febbre, influenza e raffreddore: decotti, succhi e infusi

Modi per combattere le rughe in modo naturale.cura febbre, cura influenza, cura raffreddore, rimedi naturali febbre, rimedi naturali influenza, rimedi naturali raffreddore. Si avvicnano i freddi dell’ inverno e, con essi, anche gli odiati disturbi delle malattie febbrili: febbri, influenze e raffreddori (riniti) sono dietro l’ angolo. Ecco allora alcuni efficaci rimedi naturali per la cura di questi disturbi, senza alcun uso di medicinali.RIMEDI NATURALI PER LA FEBBRE: DECOTTO DI SALICE E INFUSO DI OLMARIALa febbre è una elevazione della temperatura normale di un organismo, provocata da cause diverse. Essa solitamente non va combattuta perché è un atto di difesa dell’ organismo, a meno che la temperatura non raggiunga gradi molto alti, dannosi al paziente per altro verso.Esistono piante molto attive per far cadere la temperatura che, a differenza delle medicine antipiretiche, non affaticano l’ organismo e favoriscono una guarigione naturale. I rimedi da conoscere sono principalmente due: il decotto di salice e l’ infuso di olmaria.Decotto di saliceFate bollire 1 cucchiaino di corteccia di salice secca in una tazza d’ acqua per 1 minuto. Lasciate riposare per 15 minuti e bevetene una tazza due volte al giorno. Un programma semplice e completo! ora con nuovi moduli e funzionalitàInfuso di olmaria (regina dei prati)Versate una tazza di acqua quasi bollente su due cucchiaini di fiori tritati. Lasciate riposare 5-10 minuti e bevetene una tazza due volte al giorno.RIMEDI NATURALI PER L’ INFLUENZA: MISCELA DI CANNELLA, CHIODI DI GAROFANO E SANTOREGGIAL’ influenza è una malattia infettiva acuta, notevolmente contagiosa specie per via aerea. I sintomi più comuni sono brividi, febbre, cefalea, infiammazione delle vie respiratorie, tosse stizzosa, mancanza di appetito e dolori diffusi nel tronco e negli arti. Le miscele di piante costituiscono un ottimo rimedio per la cura di tutte le influenze poiché permettono una graduale risoluzione dei dintomi.Ecco allora una miscela che vi consigliamo di prendere: con cannella, chiodi di garfoano e santoreggia.Preparate questa miscela in parti uguali. Mettete un cucchiaino da caffé della miscela ottenuta in una tazza di acqua bollente. Lascviate in infusione 10 minuti e bevetene una tazza 3 volte al giorno.RIMEDI NATURALI PER IL RAFFREDDORE: INFUSO E SUCCOIl raffreddore (o rinite) è una infiammazione delle mucose nasali. Il comune raffreddore si presenta con i conseguenti sintomi: senso di prurito al naso, starnuti, emissione di liquido citrino che poi diventa siero-mucoso, dolore alla regione frontale. In linea generale in capo a una settimana l’ alterazione ha termine. All’ attacco del raffreddore, dopo un bagno caldo, è utile bere due tazze di infuso di fiori di sambuco o 2 bicchieri di succo di sambuco diluito molto caldo, a piccoli sorsi.Infuso contro il raffreddoreVersare una tazza di acqua bollente sopra 2 cucchiaini di fiori freschi o secchi e lasciare riposare per 10 minuti. Bere una tazza calda 2 volte al giorno.Succo per il raffreddoreFate bollire in acqua i frutti freschi per 2-3 minuti, poi spremetene il succo e portatelo a ebollizione con miele (1 parte ogni 10 di succo). Bevetene un bicchiere diluito in acqua calda due volte al giorno.

Quando la moglie è malata

abbandono, coppia, malattia, matrimonio, Separazioni e Divorzi, coppiaseparazioneLa formula “…prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,…” è una delle formule cardine del “contratto” matrimoniale, ma naturalmente quando la si pronuncia si pensa sempre che questa eventualità, se non impossibile, sia almeno molto in là nel tempo. Quando però capita che una malattia grave coinvolga la coppia in età ancora giovane non tutte riescono a sopravvivere all’evento. Le ricerche indicano che, di fronte alla malattia, molte coppie finiscono e che sono le donne ad essere maggiormente vittime di abbandono quando si ammalano. La malattia cambia lo scenario di coppia e investe molto a livello emozionale, non tutti sono in gradi di reagire in modo positivo a questi cambiamenti. La reazione più sana è quella che instaura un circolo virtuoso di attenzioni che vanno dal partner sano a quello malato e viceversa. Si viene a instaurare un processo di interazione adattiva e di mutuo sostegno tra i due coniugi che tende a sviluppare un senso di unità e a costruire modalità di risposte equilibrate alla situazione critica. Dalla malattia, in questo caso, la coppia può uscire rinsaldata aumentando la propria intimità e capacità gestionale.
Naturalmente di fronte ad un evento negativo ognuno reagisce in modo differente, c’è chi si dispera, chi piange, chi si chiude in un “guscio” e chi scappa. Sembra che quando è la moglie ad essere malata l’ultima reazione sia quella più tipica per l’uomo.
Le donne hanno culturalmente e storicamente sviluppato il ruolo di “accuditrici”, mentre per molti uomini questo ruolo è difficile e il doverlo assumere crea estremo disagio. Negli ultimi tempi anche se si è affetti da una grave patologia l’ospedalizzazione è ridotta. Molto spesso i pazienti vengono dimessi ed hanno bisogno di molte cure. Questo richiede uno sforzo emozionale molto sostenuto. Per le donne è più semplice poiché esse hanno l’abitudine di crearsi un substrato affettivo sostenitivo tramite le amicizie o la famiglia. Per l’uomo, invece, in genere questo sostegno è più difficile da richiedere e ottenere. Questo li porta a non riuscire a sopportare il peso della malattia e scappare di fronte alla situazione. L’uomo in genere si affida alla propria moglie per ottenere conforto e supporto. Quando questa è malata lui è più facile che percepisca un forte isolamento.
Altre volte invece, la paura di essere abbandonato può, in modo perverso, giocare un ruolo nella decisione dell’uomo di lasciare la coppia. Gli uomini tendono ad essere meno resilienti emotivamente rispetto alle donne, e lasciando la moglie prima della morte cercano in qualche modo una strategia per soffrire di meno.
Sono soprattutto le coppie più giovani a subire le conseguenze negative di una malattia.
La malattia del coniuge non è sempre facile da affrontare. Soprattutto gli uomini dovrebbero pensare, in una situazione del genere, di affidarsi magari ad un terapeuta per riuscire ad affrontare in modo più sano il problema.

Alle volte abbiamo bisogno di dimenticare per tornare a ricordare

La memoria è una capacità importante per la nostra vita e sopravvivenza. Ci permette di imparare o di lavorare, non può esistere alcun tipo di azione o condotta senza memoria. Attraverso la memoria si stabilisce una connessione tra il passato e il presente. Per questo è molto importante anche per la nostra identità. Attraverso la memoria e il rapporto tra il passato e il presente si costruisce il senso dell’identità. Attraverso di essa ci possiamo riconoscere dinamicamente anche se cambiamo con il tempo. La nostra identità può diventare un flusso dinamico nel tempo.
Alle volte però rimaniamo imprigionati nella memoria e non riusciamo più ad andare avanti. Questo accade molto spesso quando finisce un amore. In questi casi sarebbe bene dimenticare per tornare a ricordare. Dimenticare però non come cancellare totalmente, come accadeva nel film “Se mi lasci ti cancello”, ma nel senso di mettere quei ricordi da una parte. Tenerli in secondo piano per far spazio al presente. Nel post “Dimenticare l’ex” trovate alcuni suggerimenti su come ricrearsi una vita dopo la fine di un amore.
Ci sono molte occasioni anche nella vita quotidiana in cui è utile dimenticare. Immaginate ad esempio di avere un nuovo numero di cellulare, non è assolutamente utile ricordare il vecchio numero quando vi chiedono il numero di telefono. In quel caso dovete dimenticare per poter immagazzinare nuova informazione. Lo stesso esempio si può fare con il parcheggio. Ricordare dove ho parcheggiato la macchina oggi è una informazione rilevante, ma non è affatto utile, anzi può essere confusivo, ricordare dove l’ho parcheggiata ieri o l’altro ieri. Dobbiamo essere in grado dunque di aggiornare la nostra memoria così possiamo ricordare e pensare alle cose che sono rilevanti in questo momento per la nostra vita.
Se continuiamo invece a guardarci solo indietro non riusciremo mai a vedere cosa accade davanti a noi. Se non pensiamo al presente immaginare il futuro è impossibile.
La forza del dimenticare implica la forza di schiacciare pensieri ed elementi spiacevoli e dannosi e di richiamare al loro posto quelli utili che ci aiutano a costruirci anziché distruggerci. Imparare a dimenticare è altrettanto importante e funzionale dell’imparare a ricordare.
Se riusciamo a mettere da parte certi ricordi che ci bloccano, possiamo tornare a crearci nuovi ricordi che daranno meno potenza a quelli vecchi.
È bene dimenticare per rispettarsi e tornare a vivere la propria vita nel presente, che è l’unica vita che possiamo vivere.

Sindrome del Cuore Spezzato

Quando finisce un amore, soprattutto in modo improvviso e poco chiaro, ci si sente spezzare il cuore. Sembra che in casi simili la metafora usata da tutti possa rivelarsi come una realtà. La Sindrome del cuore spezzato è un disturbo causato da shock emotivi forti sia negativi, come una brutta notizia, un lutto o la fine di un amore, sia positivi, come la vittoria alla lotteria, che presenta gli stessi sintomi di un attacco cardiaco, ma senza le stesse conseguenze fisiche come l’ostruzione delle arterie e i danni muscolari. Fondamentalmente, ciò che provoca l’attacco è un improvviso squilibrio di ormoni e adrenalina, che blocca la funzionalità cardiaca. Il disturbo fu individuato per la prima volta in Giappone nel 1990, quando fu dimostrato che uno shock improvviso o un immediato stress emotivo può causare al cuore sintomi simili a un infarto ma senza danni permanenti e a livello medico viene infatti chiamata “cardiomiopatia di Takotsubo”. Rispetto all’infarto vero e proprio questo ha una prognosi migliore e meno recidiva. Ma la cosa più caratteristica è che più di due terzi degli attacchi siano stati preceduti da forti stress fisici ed emotivi, come notizie molto brutte o seri problemi sentimentali ed accadono tra la primavera è l’estate, al contrario dell’infarto vero e proprio.
Le cause di tale tipo di cardiopatia ancora non sono chiare. Secondo alcuni sarebbe una forma di attacco di cuore che “abortisce”, cioè che inizia a dare sintomi ma poi non si concretizza. Altri sostengono che la sindrome non ha nulla a che fare con le arterie coronariche ed è semplicemente un problema del muscolo cardiaco. È pur vero che però l’innesco è fortemente connesso allo stress psicologico provocato da forti livelli emozionali. Gli stress emotivi, soprattutto quelli negativi, sono spesso seguiti dall’adozione di stili di vita non sani adottati per ‘distrarsi’ dalla sofferenza. È molto frequente la tendenza a lasciarsi andare, o voler ‘stordirsi’ attraverso sostanze come all’alcol o droghe. Questi comportamenti hanno effetti deleteri sulla salute.
Sembra che le donne siano quelle più soggette a questa patologia soprattutto dopo la menopausa.
Per affrontare la situazione è bene capire che il problema dipende molto dal nostro vissuto emotivo. È su quello che bisogna andare a lavorare per riuscire ad elaborare lo shock in modo positivo. Un blocco emotivo può essere deleterio e creare un blocco fisico, come in questa cardiopatia, o vitale. Le emozioni vanno lasciate fluire, vanno vissute ma poi lasciate andare elaborandole. Se il peso di un amore spezzato diventa troppo pesante da portare, vi sentite schiacciati e non riuscite ad andare avanti allora è il caso che cerchiate un aiuto psicologico che vi permetta di elaborare le vostre emozioni e tornare a vivere più serenamente. Sopravvivere ad una perdita si può anche se questa ci spezza il cuore.

Quanto devo scendere a compromessi per salvare la mia relazione?

Quando si inizia una relazione si pensa di aver trovato la persona ideale quella che perfettamente si adatta a noi e alle nostre aspettative, che ci completi in tutto e per tutto. Si tende a dimenticare che di fronte a noi c’è una persona e non un ideale. Ogni individuo è unico quindi è impossibile trovare un altro individuo che sia uguale a noi. All’inizio della relazione poi quando tutto è idealizzato è facile avere un pensiero poco funzionale che ci fa ragionare così: “Devo assolutamente fare tutto quanto è in mio possesso per far durare la relazione, anche mettere da parte me stessa”. Questo è un pensiero nobile, ma molto pericoloso per la tua individualità. Naturalmente il mantenere viva e sana una relazione richiede tutto il nostro impegno e la nostra attenzione in modo costante, ma questo non vuol dire che per la relazione si debba rinunciare a tutto, anche a sé stessi. La relazione è al tuo servizio, per crescere, per aumentare la tua qualità di vita, e non il contrario. Quindi il pensiero più funzionale dovrebbe essere: “È bene che io mi impegni per far sì che questa relazione duri, ma questo non vuol dire che devo rinunciare a me stessa”.
Un minimo di compromesso è indispensabile in ogni relazione. Ogni buon rapporto dovrebbe essere in grado di far affermare entrambe i partner per quello che sono in realtà. Dovrebbe inoltre permettere a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze insieme all’altro e non a scapito dell’altro. Quindi, una relazione sana, non chiede ad un partner di cambiare in modo profondo e significativo per andare incontro alle esclusive esigenze dell’altro. Ciò che rende sana una relazione è la capacità di collaborare e venirsi incontro in modo reciproco. Ma mai che uno dei due metta da parte i propri bisogni per l’altro. In amore non si deve obbligatoriamente fare tutto incondizionatamente per l’altro, ma solo quello che si può.
Il succo del discorso è questo: piccoli compromessi sono naturali e inevitabili, ma attenzione a non rinunciare troppo di ciò che è importante per te e per il tuo benessere. Un rapporto che funziona dovrebbe aiutare entrambe i partner ad affermare quello che sono già non farli diventare altri.